Fondo pensione per i figli: aprirlo da piccoli, dedurre i versamenti e costruire un capitale in trent'anni
Valori riferiti all’anno fiscale 2026
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C’è una cosa che quasi nessun genitore sa, e che i consulenti raccontano poco perché non fa vendere polizze: puoi aprire un fondo pensione a tuo figlio quando ha un anno, versare tu, e dedurre quei versamenti dal tuo reddito come se li avessi fatti per te. Il fisco ti restituisce una parte di ogni euro, e tuo figlio si ritrova a sessantasette anni con un capitale costruito da mezzo secolo di interessi composti e tassato al 9 per cento, la più bassa aliquota che esista in Italia su un reddito.
Sembra troppo bello, e in parte lo è: quel capitale resta chiuso per decenni, e non tutti i figli, né tutti i genitori, sono nella situazione giusta per bloccarlo. Vediamo come funziona, con i numeri, e poi decidi.
Si può fare, e non serve un giudice
La base è l’articolo 8 del decreto legislativo 252 del 2005, la legge che regola la previdenza complementare. Dice che i contributi versati a favore di un familiare fiscalmente a carico si deducono dal reddito di chi lo ha a carico, dentro lo stesso limite annuo che vale per i propri versamenti. La COVIP, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione, ha confermato che questo vale anche per i minori.
Un figlio è a carico se il suo reddito annuo non supera 4.000 euro fino ai 24 anni, e 2.840,51 euro da lì in poi. Un bambino, per definizione, lo è.
Il dettaglio pratico che pesa più di quanto sembri: per aprire un fondo pensione a un minore basta la firma di un genitore. Per intestare a un figlio un conto titoli con degli ETF, invece, ogni operazione straordinaria passa dal giudice tutelare, secondo l’articolo 372 del codice civile. Chi ha provato a farlo sa quanto tempo costa.
I prodotti che accettano un minore sono i fondi pensione aperti, gestiti da banche e società di gestione, e i PIP, piani individuali pensionistici delle compagnie assicurative. Alcuni fondi negoziali di categoria ammettono i familiari a carico degli iscritti, ma è una regola da verificare fondo per fondo.
Quanto ti restituisce il fisco
Dal 2026 il limite annuo di deduzione è salito da 5.164,57 a 5.300 euro. È il primo aumento da quando la cifra fu convertita dai dieci milioni di lire, quasi vent’anni fa. La legge di bilancio fissa l’entrata in vigore formale al primo luglio, ma il limite vale per l’intero periodo d’imposta 2026, come hanno chiarito Assogestioni e Mefop.
Attenzione a una parola: è un limite unico. I 5.300 euro comprendono quello che versi per te, quello che il tuo datore di lavoro versa per te, e quello che versi per i figli. Se il tuo fondo assorbe già 3.000 euro l’anno, per il figlio ne restano 2.300 deducibili. Puoi versare di più, ma l’eccedenza non si deduce ora: la comunichi al fondo entro la fine dell’anno successivo, e tuo figlio non ci pagherà tasse quando la riscuoterà.
Quanto vale la deduzione dipende dalla tua aliquota marginale, cioè da quanto è tassato l’ultimo euro che guadagni. Con le aliquote 2026:
| Il tuo reddito | Aliquota sull’ultimo euro | Su 1.200 euro versati al figlio, il fisco ti restituisce |
|---|---|---|
| fino a 28.000 euro | 23% | 276 euro |
| da 28.001 a 50.000 | 33% | 396 euro |
| oltre 50.000 | 43% | 516 euro |
Cento euro al mese nel fondo di tuo figlio, per un genitore che guadagna 45.000 euro, costano in realtà 67 euro. Il resto lo mette lo Stato, sotto forma di IRPEF in meno nel 730 dell’anno dopo.
Cosa succede ai soldi nel frattempo
I rendimenti dentro un fondo pensione sono tassati al 20 per cento, invece del 26 che si paga su un normale investimento, e al 12,5 sulla parte investita in titoli di Stato. Non è un dettaglio su cinquant’anni.
Ma il vantaggio più grande è un contatore che parte il giorno dell’iscrizione. Quando tuo figlio riscuoterà la sua pensione complementare, l’imposta sarà del 15 per cento, ridotta dello 0,30 per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9 per cento. Per arrivare al 9 servono trentacinque anni di iscrizione. Un adulto che apre il fondo a quarant’anni non ci arriva mai. Un bambino iscritto a un anno lo supera prima ancora di andare in pensione, anche se per lunghi periodi nessuno versa nulla.
L’eredità vera è la data di iscrizione, più dei soldi che ci metti ora.
Un esempio a trent’anni, con le ipotesi in chiaro
Prendiamo Giulia, nata nel 2026. I genitori aprono un fondo pensione aperto, comparto azionario, e versano 100 euro al mese per trent’anni, fino a quando Giulia ha un lavoro suo. Ipotesi: rendimento netto del 4 per cento annuo, costi compresi. È un’ipotesi prudente per un comparto azionario su un orizzonte così lungo, ma è un’ipotesi: i rendimenti passati non promettono nulla, e un anno cattivo all’inizio o alla fine cambia il risultato.
Versati: 36.000 euro. Costo reale per i genitori, con l’aliquota al 33 per cento: circa 24.000 euro, perché 12.000 tornano indietro come minori imposte.
Capitale a trent’anni: circa 67.000 euro.
A quel punto Giulia smette di ricevere versamenti, comincia a fare i suoi, o anche no. Se quel capitale resta investito allo stesso 4 per cento fino ai 67 anni, altri 37 anni, arriva intorno ai 285.000 euro. Tassati al 9 per cento, perché il contatore ha superato i trentacinque anni da un pezzo.
Sono numeri nominali, e in mezzo c’è mezzo secolo di inflazione: in potere d’acquisto di oggi valgono forse la metà. Ma la matematica del confronto regge: 24.000 euro di sacrificio reale dei genitori, distribuiti su trent’anni, diventano un capitale che cambia la vecchiaia di una persona.
Il costo che decide tutto
Su un orizzonte di cinquant’anni, la variabile che pesa più del rendimento è il costo. La COVIP pubblica per ogni fondo l’Indicatore Sintetico di Costo, e i suoi stessi calcoli dicono che un ISC del 2 per cento, contro uno dell’1, erode il capitale finale di circa il 18 per cento in trentacinque anni. Su cinquanta è peggio.
I PIP assicurativi hanno spesso costi doppi rispetto ai fondi aperti, a fronte di garanzie che su un bambino di un anno non servono a nulla. Prima di firmare, cerca l’ISC nella scheda costi e confrontalo con la tabella comparativa sul sito COVIP. È l’unico numero che puoi controllare davvero.
Cosa perdi in cambio
Il fondo pensione non è un salvadanaio. È chiuso, per legge, fino alla pensione, con quattro porte:
per spese sanitarie gravi, in qualunque momento, fino al 75 per cento; per comprare o ristrutturare la prima casa, dopo otto anni di iscrizione, fino al 75 per cento; per qualsiasi altro motivo, dopo otto anni, fino al 30 per cento; per riscatto totale, in casi di invalidità o disoccupazione prolungata.
Quindi no, non pagherà l’università. Non pagherà il primo viaggio, né la macchina. Se l’obiettivo è dare a tuo figlio dei soldi a vent’anni, questo non è lo strumento: serve un conto o un investimento a suo nome, con tutte le complicazioni del giudice tutelare, oppure a nome tuo con l’impegno morale di girarglielo.
Un secondo limite: se tuo figlio andrà a lavorare all’estero, la posizione resta in Italia con le regole italiane. Si può trasferire ad altri fondi, non si può spostare fuori dal sistema.
E un terzo, che è quello vero: cinquant’anni sono tanti, e le regole fiscali cambiano. Il 9 per cento è la legge di oggi. Chi apre un fondo per un neonato scommette che il patto resti ragionevole; finora, dal 2007 a oggi, la direzione è stata di miglioramento, ma nessuno può garantirlo.
A chi conviene, e a chi no
Conviene a un genitore con aliquota al 33 o al 43 per cento, che non usa già tutto il proprio limite di deduzione, e che ha già coperto il fondo di emergenza e i propri risparmi: il fondo del figlio viene dopo il proprio, non prima.
Conviene meno a chi guadagna meno di 28.000 euro: la deduzione vale il 23 per cento, e quei soldi probabilmente servono di più oggi.
Non conviene a chi versa già al massimo per sé, perché il limite è unico; e non conviene a chi vuole dare al figlio dei soldi da usare da giovane.
E poi c’è il caso più comune: il genitore che versa nel fondo del figlio invece che nel proprio, perché “così è per lui”. È un errore. Il tuo fondo ha la stessa deduzione, un orizzonte più corto ma non breve, e ti serve prima. Prima il tuo, poi il suo.
Come si fa, in pratica
Scegli un fondo pensione aperto con ISC basso e un comparto azionario. Firmi tu l’adesione come genitore. Imposti un bonifico mensile, oppure un versamento unico a dicembre, quando sai quanto spazio di deduzione ti resta. Nell’anno successivo, nel tuo 730 o modello Redditi, indichi i contributi versati per il familiare a carico: il CAF sa dove metterli.
Se in un anno superi il limite di 5.300 euro, entro il 31 dicembre dell’anno dopo mandi al fondo il modulo dei contributi non dedotti. Quella parte, quando tuo figlio la riscuoterà, non sarà tassata.
Rufi tiene il conto del tuo limite di deduzione, tra fondo tuo, contributi del datore di lavoro e versamenti per i figli, e ti dice a dicembre quanto spazio ti resta. Ma per la scelta del fondo e per il tuo caso specifico, parla con un consulente indipendente, pagato da te e non dalla compagnia. Su cinquant’anni, è la spesa migliore che puoi fare.
Valori riferiti al 2026. Il limite di deduzione e le aliquote cambiano con le leggi di bilancio: la data di aggiornamento è in testa all’articolo.
Fonti
- D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252, art. 8 (contributi e deducibilità) e art. 11 (prestazioni e anticipazioni), 10 settembre 2026
- Legge 30 dicembre 2025 n. 199 (Bilancio 2026), art. 1 co. 201-202: limite di deducibilità a 5.300 euro, 10 settembre 2026
- COVIP, risposte ai quesiti: adesione di soggetti fiscalmente a carico, minori di età, 10 settembre 2026
- Assogestioni, circolare n. 15 dell'11 marzo 2026 sulle novità fiscali della previdenza complementare, 10 settembre 2026
- Mefop, deducibilità ed extradeducibilità dopo la legge di bilancio 2026, 10 settembre 2026
Le norme fiscali cambiano e ogni situazione è diversa. Prima di agire verifica con un CAF, un patronato o un commercialista.
Le informazioni di questo articolo hanno esclusivamente scopo educativo e informativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento. Per decisioni importanti consulta un professionista abilitato.
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