Partita IVA forfettaria nel 2026: quanto mettere da parte per tasse e INPS, mese per mese
Valori riferiti all’anno fiscale 2026
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Il regime forfettario ha una reputazione meritata: niente IVA, niente registri, un’imposta sola con un’aliquota bassa. Il problema non è la semplicità delle regole, è il calendario. Chi apre la partita IVA a gennaio incassa per un anno intero senza versare un euro di imposte, e poi, nel giugno dell’anno dopo, si trova davanti una scadenza che vale circa il 140 per cento di quello che immaginava. Non è una trappola voluta da nessuno, è il modo in cui funzionano saldo e acconti. Ma chi non l’ha messo in conto dalla prima fattura la vive come una trappola.
Questo articolo serve a una cosa sola: darti la percentuale da mettere da parte a ogni incasso, con i numeri del 2026, così il giugno del secondo anno arriva senza sorprese.
Come si calcola il reddito, in tre righe
Nel forfettario non conta quanto hai speso. Il fisco applica ai tuoi ricavi un coefficiente fisso, diverso per attività, e il risultato è il tuo reddito ai fini dell’imposta. Per un professionista (consulenti, freelance, la maggior parte delle attività intellettuali) il coefficiente è il 78 per cento: su 40.000 euro di ricavi, il reddito è 31.200. Per chi vende beni online il coefficiente è il 40 per cento. Per chi scrive software è il 67. La tabella completa è nella legge; il tuo codice ATECO decide.
Da quel reddito si tolgono i contributi previdenziali versati nell’anno. Su quello che resta si paga l’imposta sostitutiva: il 15 per cento, oppure il 5 per cento nei primi cinque anni se l’attività è davvero nuova, non la prosecuzione di un lavoro precedente.
Il tetto di ricavi per restare nel regime è 85.000 euro. Superati i 100.000 si esce nello stesso anno.
I contributi: il numero più grande, e il meno capito
Le tasse del forfettario sono basse. I contributi no, e sono la voce che nessuno mette in preventivo.
Se sei un professionista senza una cassa di categoria, sei iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota è il 26,07 per cento del reddito, senza alcun minimo fisso: se non fatturi, non versi. È il caso più lineare.
Se fai una attività artigianale o commerciale, sei iscritto alla gestione artigiani o commercianti, e qui c’è il minimale: nel 2026 devi versare contributi su almeno 18.808 euro di reddito, anche se ne hai guadagnati zero. Per un commerciante fa 4.611,64 euro l’anno, per un artigiano 4.521,36, a prescindere dai ricavi. Oltre il minimale, l’aliquota è il 24,48 per cento (commercianti) o il 24 (artigiani) fino a 56.224 euro, e un punto in più sopra. I forfettari possono chiedere una riduzione del 35 per cento di questi contributi, ma va richiesta, non è automatica, e riduce in proporzione i mesi accreditati ai fini della pensione. Chi ha aperto nel 2025 poteva chiedere invece una riduzione del 50 per cento per i primi tre anni; nel 2026 quella misura non è stata riproposta.
Se hai una cassa professionale (avvocati, ingegneri, medici, commercialisti, giornalisti), le regole sono della tua cassa e vanno guardate lì. Il ragionamento che segue vale, cambiano i numeri.
Il calendario, ed è qui che ci si fa male
Le imposte del forfettario si pagano in due momenti: a giugno il saldo dell’anno precedente insieme al primo acconto dell’anno in corso, e a novembre il secondo acconto. Per il 2026 le date sono il 30 giugno (o il 30 luglio con una maggiorazione dello 0,40 per cento) e il 30 novembre.
L’acconto non è una stima: è il 100 per cento dell’imposta dell’anno prima, spaccato in due rate, il 40 per cento a giugno e il 60 a novembre. Se l’imposta dell’anno prima era inferiore a 257,52 euro l’acconto si paga in un’unica soluzione a novembre; sotto i 51,65 non si paga affatto. I contributi della Gestione Separata seguono lo stesso schema, con acconti pari all’80 per cento del dovuto.
Ora il primo anno. Chi apre a gennaio 2026 non ha un’imposta dell’anno prima, quindi nel 2026 non paga acconti. Zero. Incassa dodici mesi senza versare nulla. Poi arriva giugno 2027: saldo di tutto il 2026, più il 40 per cento dell’acconto 2027 calcolato sul 2026. Novembre 2027: l’altro 60 per cento. In diciotto mesi dalla prima fattura, tra giugno e novembre del secondo anno, esce il doppio di un anno di imposte e contributi.
Non c’è nulla di sbagliato nel meccanismo: dal terzo anno in poi, se il reddito è stabile, saldo e acconti si compensano e paghi più o meno un anno per anno. Ma il secondo anno è il muro, e la percentuale che segue è calcolata per superarlo.
Quanto mettere da parte: due esempi
Sara, consulente, 40.000 euro di ricavi nel 2026, attività nuova, Gestione Separata.
Reddito: 40.000 × 78% = 31.200 euro. Contributi INPS: 31.200 × 26,07% = 8.134 euro. Base imponibile: 31.200 − 8.134 = 23.066 euro. Imposta al 5 per cento: 1.153 euro. (Al 15 per cento, dal sesto anno o per chi non ha diritto alla start-up: 3.460 euro.)
Totale dovuto per il 2026: 9.287 euro con l’aliquota al 5, cioè il 23 per cento dei ricavi. Con l’aliquota al 15, 11.594 euro, il 29 per cento.
Ma nel giugno 2027 Sara non paga solo il saldo 2026: paga anche il primo acconto 2027, e a novembre il secondo. Se il 2027 va come il 2026, tra giugno e novembre 2027 escono circa 17.000 euro con l’aliquota al 5, e circa 21.000 con quella al 15.
Per arrivarci senza debiti, Sara deve accantonare dalla prima fattura del 2026 una quota più alta del 23 per cento, tanto da coprire anche gli acconti del 2027. Serve intorno al 30 per cento di ogni incasso con l’aliquota al 5, e al 38 per cento con quella al 15. Dal terzo anno la percentuale scende al valore “a regime”, 23 o 29, perché gli acconti già versati coprono il grosso del saldo.
Luca, commerciante online, 60.000 euro di ricavi, gestione commercianti con riduzione del 35 per cento.
Reddito: 60.000 × 40% = 24.000 euro. Contributi: fisso sul minimale 4.611,64, più 24,48% sui 5.192 euro oltre il minimale, cioè 1.271; totale 5.883, che con la riduzione del 35 per cento diventa 3.824 euro. Base imponibile: 24.000 − 3.824 = 20.176 euro. Imposta al 15 per cento: 3.026 euro.
Totale per il 2026: 6.850 euro, l’11 per cento dei ricavi. Sembra poco, ed è il vantaggio del coefficiente al 40. Ma i contributi fissi si pagano in quattro rate trimestrali già dal primo anno (febbraio, maggio, agosto, novembre), a prescindere dagli incassi: in un mese senza vendite i 1.150 euro di rata arrivano lo stesso. E la riduzione del 35 per cento gli costa circa quattro mesi di contributi pensionistici l’anno: una scelta, non un regalo.
Percentuale da accantonare per Luca: 15 per cento di ogni incasso nel primo e secondo anno, poi 11 a regime, con i contributi fissi da tenere come una spesa mensile di 320 euro, non come una tassa di fine anno.
Il metodo che funziona
Un conto separato, solo per tasse e contributi. A ogni incasso, il giorno stesso, la percentuale va lì con un bonifico. Non “a fine mese”, non “quando ho visto quanto resta”: il giorno stesso, perché il denaro che sta sul conto operativo per tre settimane diventa denaro speso.
La percentuale la ricalcoli due volte l’anno: a gennaio, quando sai se sei nel primo, nel secondo o in un anno a regime, e a luglio, quando vedi se i ricavi stanno andando molto sopra o molto sotto le previsioni. Se il tuo reddito cresce, gli acconti calcolati sull’anno prima non bastano, e il saldo dell’anno dopo sale: in quel caso la percentuale va alzata subito, non a giugno.
Chi è nel secondo anno e non ha accantonato nulla ha comunque due strade: la rateizzazione del saldo e del primo acconto in rate mensili fino a novembre, con un piccolo interesse, e il ricalcolo dell’acconto sul reddito previsto dell’anno in corso, se davvero sarà più basso, con il rischio di sanzioni se poi non lo è. Sono cerotti; la percentuale dalla prima fattura è la cura.
I tre errori del primo anno
Il primo è considerare l’anno senza scadenze come un anno senza tasse. Il forfettario del primo anno ha lo stesso costo fiscale degli altri; lo paga solo dopo.
Il secondo è confondere l’aliquota con il costo. Il 5 per cento è l’imposta; i contributi sono cinque volte tanto, e non hanno sconti da start-up. Chi calcola “il 5 per cento di quello che fatturo” mette da parte un quinto del necessario.
Il terzo è non chiedere le riduzioni, o chiederle senza sapere cosa costano. La riduzione contributiva del 35 per cento per artigiani e commercianti va domandata all’INPS, e conviene solo a chi ha bisogno di liquidità ora e accetta di accumulare meno pensione. La flat tax al 5 per cento va verificata: se stai continuando la stessa attività che facevi da dipendente per lo stesso datore, non spetta, e scoprirlo in un accertamento è costoso.
Quello che Rufi fa, e quello che non fa
Il modulo Partita IVA di Rufi calcola la percentuale da accantonare sul tuo profilo, la applica a ogni fattura che registri, e ti mostra mese per mese quanto hai messo da parte rispetto a quanto dovrai versare a giugno e a novembre, con il primo anno e il secondo distinti. È una stima prudente, arrotondata per eccesso.
Quello che Rufi non fa è la tua dichiarazione, né decide per te se chiedere una riduzione o se hai diritto al 5 per cento. Quelle sono domande per il commercialista, e per un forfettario il commercialista costa meno di un errore su un acconto.
Valori 2026: aliquote INPS da circolari 8/2026 e 14/2026, scadenze da Agenzia delle Entrate. Le cifre degli esempi sono arrotondate. Le regole cambiano con la legge di bilancio: la data di aggiornamento è in testa.
Fonti
- Legge 23 dicembre 2014 n. 190, art. 1 co. 54-89 (regime forfettario), come modificata, 10 settembre 2026
- Agenzia delle Entrate, scheda informativa sul regime forfettario, 10 settembre 2026
- INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026: aliquote Gestione Separata 2026, 8 settembre 2026
- INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026: contribuzione artigiani e commercianti 2026, 8 settembre 2026
- Agenzia delle Entrate / Fisco Oggi: scadenze dichiarazione 2026, 8 settembre 2026
Le norme fiscali cambiano e ogni situazione è diversa. Prima di agire verifica con un CAF, un patronato o un commercialista.
Le informazioni di questo articolo hanno esclusivamente scopo educativo e informativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento. Per decisioni importanti consulta un professionista abilitato.
https://rufiway.com/it/blog/forfettario-accantonare-2026